{"id":467,"date":"2015-11-23T15:34:34","date_gmt":"2015-11-23T15:34:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brutopomodoro.it\/main\/?p=467"},"modified":"2015-12-21T09:23:36","modified_gmt":"2015-12-21T09:23:36","slug":"martina-corgnati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brutopomodoro.it\/?p=467","title":{"rendered":"Martina Corgnati: &#8220;A-priori e Sfumature&#8221;"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Tutto prende origine dalla matrice, il codice.<br \/>\nIl codice \u00e8 un insieme di informazioni, la cui disposizione, nelle tre dimensioni, d\u00e0 luogo a una forma. Il codice \u00e8, tendenzialmente, simmetrico, ma la simmetria qui non va intesa come un mero, necessario raddoppiamento meccanico. La simmetria \u00e8 intreccio, incastro, principio attivo e attivante. Se poi ci prefiggiamo di considerare il piano, come la fisica ci suggerisce, non come semplicistico elemento bidimensionale ma come proiezione di una spazialit\u00e0 almeno tridimensionale che si articola in profondit\u00e0, ebbene allora saremmo certi e sicuri che il nostro occhio non rintraccia immediatamente tutte le espressioni possibili della simmetria, appunto, nell\u2019immagine che abbiamo di fronte.<\/p>\n<p>Sto parlando, beninteso, di Bruto Pomodoro, uno dei pittori contemporanei pi\u00f9 seri (un aggettivo in apparenza presuntuoso ma pertinente nel suo caso) e attenti al discorso della scienza, nel cui ambito, non per nulla, si \u00e8 formato.<\/p>\n<p>Nessun limite, sia chiaro, anche se alcuni sembrano averlo temuto o paventato il rischio di una possibile lettura \u201cprevenuta\u201d in questo senso: Bruto Pomodoro \u00e8 in eccellente compagnia nella schiera degli artisti (in senso lato)\/scienziati, che comprende fra l\u2019altro Burri (medico), Dorfles (medico e psichiatra) e Nabokov (entomologo cos\u00ec geniale da aver scoperto e battezzato numerose specie di farfalle). Tutte figure che, grazie alla conoscenza profonda e alla comprensione del linguaggio scientifico, hanno arricchito in modo personale e straordinario il loro lavoro artistico, proprio rendendo visibili certe configurazioni che stanno alla base della matematica o della vita e della natura; con l\u2019aggiunta, naturalmente, di una componente emozionale pi\u00f9 o meno intensa.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda Bruto Pomodoro non si tratta, almeno non immediatamente, di emozione quanto di struttura, di simbologia e di sensibilit\u00e0. A-priori e sfumature: l\u2019artista scopre, sa di questa matrice che determina a-priori l\u2019organizzazione degli organismi; in una serie di opere recenti la chiama \u201calgenica\u201d, facendo riferimento esplicitamente alle istanze perfezioniste che stanno alla base di molta recente genetica, soprattutto nelle sue componenti ingenieristiche e modellistiche. Il codice \u00e8 un nucleo che implica e ricomprende in se stesso elementi ad alto tenore simbolico come il cerchio, l\u2019ovale, la spirale; linee curve, dispiegate nello spazio. Esso, lo sappiamo dal DNA, si ripresenta sempre uguale in tutte le cellule che formano un determinato individuo e con variazioni infinitesimali in tutti gli individui della stessa specie e poi, con margini di differenziazione via via crescenti, della stessa famiglia, ordine, classe, regno. Fin qui, ovviamente, la scienza.<\/p>\n<p>Ma meno noto e assai pi\u00f9 inquietante \u00e8 che forme simili, codici, potremmo dire, algenico-simbolici, si ritrovano nel guscio di certe conchiglie fossili all\u2019alba della vita; nella disposizione delle galassie, nella crescita dei cristalli. Bruto non me ne voglia se, accennando a queste cose, la mia imprecisione \u00e8 quella del dilettante della specie peggiore, il pi\u00f9 superficiale. Voglio solo dire che l\u2019universo \u00e8 pieno di ricorrenze, riscontrabili sin nell\u2019infinitamente piccolo delle particelle subatomiche e del loro comportamento; e che questo eterno ritorno dell\u2019uguale o del simile ha commosso Einstein e fa pensare all\u2019Assoluto.<\/p>\n<p>Bruto Pomodoro, invece, dilettante in materia non lo \u00e8 affatto e, ripercorrendo di recente in poche righe la sua storia, dalle aule di biologia all\u2019illustrazione scientifica e alle sale dei musei, ha insistito per mettere in evidenza il carattere generativo, formativo e, al tempo stesso, le connotazioni affascinanti di questa costante che denomina, propriamente, \u201carchetipo\u201d (ma un archetipo assai differente, ancora pi\u00f9 primario di quelli junghiani).<\/p>\n<p>Embriologia, leggi fondamentali: l\u2019ontogenesi ricapitola la filogenesi, in altre parole: la storia evolutiva di ogni singolo vivente ripercorre le tappe fondamentali dell\u2019evoluzione della vita, in altre parole: c\u2019\u00e8 uno stadio in cui l\u2019uomo, o meglio la forma umana \u00e8 del tutto analoga a quella del dollaro di sabbia, un echinoderma capostipite dei vertebrati. Poi, ecco che in zone dal nome conturbante \u2013 territori presuntivi \u2013 che la matrice sembra conoscere gi\u00e0, conoscere da sempre, le architetture del nuovo organismo si vengono definendo in base a un\u2019organizzazione tanto tendenzialmente perfetta quanto sconosciuta.<\/p>\n<p>Il lavoro di Bruto Pomodoro si aggira in questi paraggi anche se, da anni, si \u00e8 affrancato dalla necessit\u00e0 di farsi replica fedele di morfologie date, di schematismi definiti in ambiti estranei all\u2019arte e, in particolare, all\u2019arte sua. L\u2019artista parla infatti, e giustamente, a questo punto, di avanguardie, di forme organiche, di Arp, proprio Arp che, nel suo lavoro plastico e scultoreo maturo, prende in considerazione il processo di crescita, additivo e conturbante, di certi vegetali, o spore, o colonie di cellule. Anche nelle matrici o archetipi di Bruto Pomodoro si ritrovano linee curve e forme organiche, ma non coinvolte in processi di libera (cio\u00e8 casuale) espansione, bens\u00ec chiarificati nella loro epifania, ben definiti nella loro presenza simbolica e pittorica, come architetti segreti, impulsi generatori di spazio, o meglio, criteri di configurazione di un sistema spazio-temporale di volta in volta sapientemente variato.<\/p>\n<p>Gli archetipi infatti, in quanto arch\u00e8, non solo ci sono sempre stati ma sostengono anche, implicitamente, il ruolo di principi compositivi di ogni singola opera, sia che si trovino circoscritti in invasi ben delimitati (Codice algenico \u2013 Dimora dell\u2019archetipo , opere del 2002 o precedenti), sia che, invece, siano liberati e sospesi fra le articolazioni pi\u00f9 o meno geometrizzanti del dipinto stesso, liberamente interferenti con l\u2019insieme, eppure differenti, estranei a ogni circostanza perch\u00e9 ricorrenti in ogni circostanza.<\/p>\n<p>\u00c8 qui, indubbiamente, l\u2019inizio, il motore immobile di ogni divenire, di ogni processo. Qui il senso. Non a caso l\u2019artista, giova sottolinearlo, tratta questa forma fondamentale con infinita accuratezza e ricchezza di sfumature, la accarezza, si potrebbe dire, col pennello. Gli archetipi, infatti, presentano toni cromatici vivi, pulsanti, ombreggiati, morbidi, profondi, soprattutto nelle opere dipinte negli ultimi anni, dopo il 2000 (Codici algenici e Archetipi). Bruto Pomodoro non si concede sbavature e si concentra sulla consistenza, vibrazione e pregnanza di questi cromatismi raffinati, trasparenti, che di volta in volta descrivono epidermidi setose o vellutate, congiunzioni di complementari, di opposti, di freddo e di caldo, argenteo e dorato, positivo e negativo (ancora simmetrie, o specularit\u00e0).<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec dappertutto: per l\u2019archetipo \u00e8 una questione di pelle, c\u2019\u00e8 una pelle, altrove la superficie, l\u2019area cromatica risulta pi\u00f9 compatta e impermeabile, pi\u00f9 \u201cminerale\u201d, per parafrasare un aggettivo caro a Roberto Longhi, o asettica. La scelta dei timbri \u00e8 sinfonica, raffinata: i rossi si accordano ai bruni, come per intima amicizia, le sabbie agli ocra, i blu ai grigio ghiaccio, agli acquamarina, ai cobalto, ai verdi e agli smeraldi. Ogni opera si propone quasi come un concerto visivo di forme, linee ma anche toni di colore dove le varianti si susseguono e si alternano, abbracciando quante pi\u00f9 sfumature possibili. Bruto Pomodoro non teme le ricadute in senso decorativo di queste articolazioni cromatiche e della combinazione di forme astratte e toni pieni e godibili: d\u2019altra parte la tradizione europea, la nostra tradizione, basata ab antiquo sulla pittura ad acqua, si \u00e8 sempre avvalsa dell\u2019elemento decorativo astratto (dalla greca all\u2019entrelacs) per impreziosire oggetti e opere, intese nel senso pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo una novit\u00e0 che il nostro secolo presenti un ricorrente interesse nei confronti delle arti primitive, ma oggi possiamo interpretare questa riflessione sul passato in modo pi\u00f9 articolato e complesso di una semplice tensione alla purezza delle origini. Da Levi Strauss in avanti l&#8217;antropologia insegna che lo spazio mentale delle culture primitive non \u00e8 affatto primitivo; piuttosto che di rozza riproduzione della realt\u00e0 per mancanza di mezzi migliori, adesso \u00e8 opportuno parlare di processi mentali compositi, eseguiti con mezzi adeguati, in cui confluiscono rito, mito, ritmo, conoscenza, immagine, segno, simbolo, alfabeto, processi di costruzione di uno spazio mentale costituito da parametri che lo sviluppo della nostra civilt\u00e0 ha in parte dimenticato. L&#8217;interesse alle arti primitive mira dunque a riallacciare i fili di una memoria profonda sgualcita fra le pieghe della storia. D&#8217;altro canto stiamo imparando a considerare come opere d&#8217;arte oggetti che sino a poco tempo fa leggevamo come semplici reperti del passato.<\/p>\n<p>Matisse, che probabilmente conosce il pensiero di Paul Valery sulla decorazione quale strumento di lettura delle diverse porzioni di spazio e di tempo attraverso la storia, fissa la decorazione quale strumento alto del processo creativo. Negli stessi tempi Loos, con le avanguardie, afferma che la decorazione \u00e8 un delitto. Ma la contraddizione \u00e8 solo apparente: la decorazione negata \u00e8 quella ormai svilita, puro disvalore rispetto a un pensiero che distingueva sulla scala neoplatonica gli scalini alti, creativi, di competenza degli artisti, e gli scalini bassi, l&#8217;ornamento, lasciati alla competenza dell&#8217;artigiano.<\/p>\n<p>Incontrando l&#8217;arte dei paesi che non conoscevano questo nostro sistema sociale, Matisse intuisce che il problema non \u00e8 soltanto quello delle differenze d\u2019immagine, spesso utilizzato come tale dalle stesse avanguardie, ma che la decorazione, in queste diverse culture non \u00e8 orpello, sovrapposizione, bens\u00ec ritmo, strumento di conoscenza a partire dal ritmo delle semine e dei raccolti, strumento di poesia dal ritmo orfico, di musica dal ritmo delle percussioni, strumento del vivere quotidiano fortunatamente non dimenticato.<\/p>\n<p>Dunque il rapporto con il primitivo, con la decorazione, nel caso di Bruto Pomodoro non va guardato come una fuga all&#8217;indietro, un p\u00f2 ridicola nel tempo del computer, ma come la necessit\u00e0 di memoria profonda, del tutto analoga a quella implicata dalla presenza degli archetipi; una memoria che riconosciamo profetica nel momento in cui i progressi della cibernetica aprono nuove ipotesi di conoscenza.<\/p>\n<p>Pomodoro, infatti, recupera anche il Bauhaus, Albers in particolare, riproponendo con insistenza un utilizzo del quadrato simbolico e geometrico, quadrato prima chiuso e statico, poi animato da diagonali e fughe, poi finalmente aperto, a dilatare nello spazio le conoscenze segrete di cui l\u2019archetipo \u00e8 portatore, conoscenze precise ed esatte come il percorso iniziatico che porta alla bellezza.<\/p>\n<p>Una metafora della conoscenza, dunque, ancora; o la conoscenza stessa in una delle sue tante forme possibili, certo diversa da quella che esiste allo scopo di esorcizzare l&#8217;ignoto (la conoscenza dei perch\u00e9), di fornire delle risposte ma piuttosto di porre delle domande. Il problema, infatti, \u00e8 di come le cose avvengono, come si dispiegano le leggi che dal pi\u00f9 remoto passato delle cose, delle forme e dei saperi, si protendono verso il futuro di ci\u00f2 che \u00e8 in nuce. Di ci\u00f2 che in ogni nuovo dipinto si ripresenta singolare, con le forme ricorrenti della pura potenzialit\u00e0 e con il ritmo decorativo delle linee curve. Ecco che in questo gli atti rituali dello sciamano e le operazioni analitiche dello scienziato finiscono per coincidere. E l\u2019archetipo risplende di sempre nuove sfumature.<\/p>\n<p align=\"right\">\n<p align=\"right\">Martina Corgnati<\/p>\n<p align=\"right\">Dal catalogo della mostra &#8220;Codici Armonici&#8221;, Ed il Vicolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto prende origine dalla matrice, il codice. Il codice \u00e8 un insieme di informazioni, la cui disposizione, nelle tre dimensioni, d\u00e0 luogo a una forma. 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